venerdì 6 marzo 2020

LA PERONA 
La persona, presso le culture occidentali, è l'insieme delle caratteristiche che distinguono un essere umano da altri esseri viventi o inanimati e che varia a seconda delle cultura.
Però una persona non è la stessa cosa di un individuo: una persona è una creazione sociale, dunque si crea nel momento in cui esiste una relazione sociale, mentre l'individuo è un singolo biologico. Dunque l'accezione di persona riguarda come l'individuo entra in relazione con il gruppo sociale.
Come sottolineò Marcel Mauss nel suo saggio l'idea di persona, l'idea di individuo in quanto soggetto svincolato dal contesto sociale è svincolato dalla cultura.
LE EMOZIONI
Le emozioni e la loro espressione sono spetti importanti nella costruzione del soggetto umani, in relazione sia al mondo interiore che esteriore, verso la natura e la società.
I sentimenti in genere sono i concetti che una cultura possiede di un determinato stato d'animo, cioè dell'emozione che nella sua forma elementare è molto più simile a una sensazione.
Gli antropologi sono d'accordo su un punto: gli stati d'animo non sono universali, ma cambiano da cultura a cultura. Essi sono infatti soggetti culturali, ovvero avvertiti un modo differente tra persone e tra fasce d'età.
Molte culture presso le quali gli antropologi hanno condotto ricerche sulla dimensione dell'interiorità mancano di un termine unico  per definire le emozioni nella loro totalità: esse sono sempre modulate in base al contesto e al carattere della persona.
Per esempio gli Infaluk, un piccolo popolo di un'isola in Micrinesia, possiedono due nozioni: metagu e song. Il primo termine indica paura e il secondo collera, ufficialmente, ma in realtà il lro significato vero e proprio varia in base al contesto.

GLI ABITI COME BARRIERE
Ci sono dei popoli invece, per i quali ilo corpo deve rimanere coperto, attraverso lunghi abiti tradizionali.  Come capita con il borqua, ad esempio, o in altre realtà orientali generali.
Tuttavia, anche se le realtà sono di base orientale, anche in occidente esiste un limite culturale sopra il quale è illecito mostrarsi in nudità: è chiamata soglia del pudore e varia da cultura a cultura.
IL CORPO CULTURALMENTE DISCIPLINATO
Le emozioni e i sentimenti sono inclinati dal corpo attraverso modelli culturali inconsapevolmente appresi. Questo modo di stare al mondo è stato oggetto di studi sin dall'antichità. Ormai, infatti, il corpo è culturalmente disciplinato come ha sottolineato il filosofo francese Michel Foucalt, in uno studio sui meccanismi di controllo e di repressione nell'Europa moderna. 
Il controllo del corpo è disciplinato da i modelli culturali in vigore sia nella sfera pubblica, che nella sfera privata.
La società cerca di imprimere nel corpo degli individui i segni della sua presenza, come se fosse un modo per farsi riconoscere. Però, anche l'individuo stesso lo utilizza per rappresentarsi.
Uno di questi veicoli è rappresentato dal pudore:
Ad esempio, presso alcuni popoli stare nudi o seminudi è ritenuto normale, sia per gli uomini, sia per le donne, come accade presso le tribù amazzoniche e dell'Africa. 
IL CORPO
Il corpo è, in effetti, una specie di mediatore tra, la nostra coscienza e il mondo, un mezzo attraverso il quale entriamo in relazione con l'ambiente che ci circonda.
Noi comprendiamo il mondo che ci circonda perché il nostro corpo è stato esposto a quel mondo, e lo conosciamo. Questa conoscenza del mondo sta alla base di ciò che il sociologo francese Pierre Bourdier ha chiamato habitus, cioè il complesso degli atteggiamenti psicofisici mediamìnte i quali gli esseri umani stanno nel mondo.
E' importante sottolineare che il nostro stare nel mondo è uno stare di natura culturale, ovvero basato su abitudini ricorrenti nel tempo.
ANTROPOLOGIA
IL SE' E L'ALTRO
Con il termine "mondo", in antropologia, si intende l'insieme di tutte le relazioni umane che si vengono a tessere nel tempo. 
Sé e l'altro sono due espressioni che vengono usate in riferimento sia a soggetti individuali sua a oggetti collettivi: nel primo caso entra in gioco la distinzione tra io/tu, nel secondo caso noi/voi.
Queste distinzioni riguardano il modo in cui gli individui e gruppi hanno concepito, in maniera molto generale, la propria relazione con l'identità e l'alterità. Infatti il problema è sempre chi siamo noi e chi sono gli altri.

Però molto spesso queste due realtà vanno ad intrecciarsi: noi facciamo parte di un Sé collettivo, un noi e si realizza attraverso comportamenti e rappresentazioni che contribuiscono a tracciare dei confini di separazione, ma anche di appartenenza.
Molto spesso però, questi legami possono risultare fragili.

giovedì 5 marzo 2020

LO STUDIO DELLA PERSONALITA' E DEI COMPORTAMENTI
La personalità è considerata una struttura dinamica, in continuo divenire, che si costituisce grazie all'interazione con l'ambiente e costituisce una forma di adattamento ad esso.
Ogni individuo possiede una propria unicità. Non si parla di "sé"  ma di "proprio", ovvero il senso del corpo, l'autostima, lo stile cognitivo di ognuno. Egli ritiene che il proprio non sia innato, ma si sviluppi nel tempo, grazie agli atteggiamenti e alle intenzioni future. Il proprio è una parte integrante della personalità.
Un altra tematica trattata è quella dell'autonomia funzionale dei motivi: secondo questa teoria certi comportamenti si consolidano nel tempo per ragioni diverse da quelle pe cui si sono originate: il comportamento ha infatti la specialità di diventare stile di vita, se ripetuto nel tempo.