lunedì 11 maggio 2020

LA SOCIALIZZAZIONE DI GENERE
Il fatto che nellasocietà odierna, umomini e donne abbiano ruoli diversi dipende dalla socializzazione primaria: i bambini vengono educati e cresciuti in modo sterotipato, in base al loro genere biologico. Questo processo viene comunicato attraverso comportamenti, linguaggi, giochi che anticipano i loro ruoli futuri.
SOCIOLOGIA
LE DIVERSE TIPOLOGIE DI SOCIALIZZAZIONE
Non tutte le forme di socializzazione sono uguali, ne possiamo distingure due: la socializzazione primaria e la socializzazione secondaria.
Nel primo coso, ci troviamo davanti all'insieme di quei processi che contribuiscono all'acquisizione delle competenze basilari. Avviene nei primi anni della vita del bambino e consiste nell'imparare le regole di buona educazione imposte dalla società. Il bambino impara attraverso l'esempio degli adulti con i quali ha un contatto emotivo: egli è ancora molto legato ai genitori, anzi ne è dipendente. Proprio da questa dipendenza, il piccolo capisce per la prima volta come la nostra socieà sia divisa per ordine gerarchico, in cui c'è sempre qualcuno che dipende da qualcun'altro. Grazie a questa consapevolezza, il bambino apprenderà le competenze di base , che gli serviranno per muoversi all'interno della società in modo autonomo.
La socializzazione primaria avviene in gran parte consapevolmente: i genitori, o coloro che si trovano in questo status, trasmettono in maniera attiva e consapevole i loro valori.

venerdì 8 maggio 2020

ANTROPOLOGIA

LA FAMIGLIA DI BOBBY WATSON

La cantatrice calva (La cantatrice chauve) è la prima opera teatrale, datata 1950, di Eugène Ionesco, autore francese – di origine rumena – nato nel 1909 e morto nel 1994. L’opera è una delle prime che fa parte della corrente teatrale del “teatro dell’assurdo”, che vede tra i suoi esponenti, oltre a Ionesco, anche Samuel Beckett.

L’opera si svolge interamente nel salotto dei signori Smith . Lo spettacolo inizia con l’intervento di una voce fuoricampo che ci introduce all’azione e che descrive la scena ed i personaggi dicendo come tutto sia “inglese”. Gli Smith discutono amabilmente nel loro salotto: lei parla della cena appena consumata, lui risolve un cruciverba apparentemente “strano” e, successivamente, discutono dei molti Bobby Watson. A un certo punto della serata, la cameriera  annuncia l’indesiderato arrivo dei signori Martin . I Martin, salutati dai padroni di casa, vengono lasciati soli nel salotto, mentre gli Smith vanno a “cambiarsi”, risalendo dalla loro partenza a Manchester ed arrivando alla scoperta di avere una figlia. Figlia che, come rivela la cameriera, in realtà non è la loro.

Questo testo ha una grande rilevanza dal punto di vista antropologioco, poichè mostra come possano essere complicate le relazioni umane, e più nello specifico le relazioni di parentela degli individui.

In uno dei frequenti insulsi racconti del testo, i coniugi Smith parlano di Bobby Watson, che ha una moglie che si chiama Bobby Watson, un figlio che si chiama Bobby Watson etc, gli individui non hanno identità né spessore, ma l’ilarità e i doppi sensi che si vengono a creare indorano il boccone amaro, anzi lo rendono solo subliminale. Gli stessi personaggi sono a tratti scontrosi a tratti smielati l’uno nei confronti dell’altro senza apparente motivo, l’uomo è una bandiera al vento. Nel crescendo della discussione, i personaggi urlano, gli uni nelle orecchie degli altri e al pubblico, frasi scollegate che fanno emergere la loro rabbia repressa e terminano con ripetizioni di “non è di qua ma è di là”, l’uomo sembra non indovinare mai la strada giusta. Tutti questi messaggi sono nascosti in un’apparente commedia che diverte, stupisce, disorienta e fa pensare ma solo a luci spente, soltanto se si cerca di interpretarne il senso rovistando in un mare di assurdità. Il finale, con i coniugi Martin che ripetono l’esatta scena iniziale degli Smith, lascia un riso amaro, ulteriore fendente all’identità dell’uomo.

Ovviamente non è facile rappresentare una piece simile senza seguire pedissequamente i dettami del testo, e proprio questo è stato fatto. I costumi e la messinscena classica riportano subito alla casetta british nei dintorni di Londra degli Smith, e il modo di recitare, sebbene talvolta un po’ urlato specialmente nel signor Smith, fa riemergere dal testo le sue molte parti comiche. I ruoli, sempre in bilico tra l’essere troppo grotteschi o troppo neutrali e grigi, non sono per niente facili: in questo spettacolo si è stati un po’ troppo grotteschi e sparati, talvolta troppo “teatrali”. Il pubblico di Modena, da sempre avvezzo al Teatro dell’Assurdo e a quello contemporaneo, non poteva non gradire con lunghi applausi finali.



Read more ©FermataSpettacolo https://www.fermataspettacolo.it/teatro/lassurdita-societa-umana-ionesco-modena

In uno dei frequenti insulsi racconti del testo, i coniugi Smith parlano di Bobby Watson, che ha una moglie che si chiama Bobby Watson, un figlio che si chiama Bobby Watson etc, gli individui non hanno identità né spessore, ma l’ilarità e i doppi sensi che si vengono a creare indorano il boccone amaro, anzi lo rendono solo subliminale. Gli stessi personaggi sono a tratti scontrosi a tratti smielati l’uno nei confronti dell’altro senza apparente motivo, l’uomo è una bandiera al vento. Nel crescendo della discussione, i personaggi urlano, gli uni nelle orecchie degli altri e al pubblico, frasi scollegate che fanno emergere la loro rabbia repressa e terminano con ripetizioni di “non è di qua ma è di là”, l’uomo sembra non indovinare mai la strada giusta. Tutti questi messaggi sono nascosti in un’apparente commedia che diverte, stupisce, disorienta e fa pensare ma solo a luci spente, soltanto se si cerca di interpretarne il senso rovistando in un mare di assurdità. Il finale, con i coniugi Martin che ripetono l’esatta scena iniziale degli Smith, lascia un riso amaro, ulteriore fendente all’identità dell’uomo.

Ovviamente non è facile rappresentare una piece simile senza seguire pedissequamente i dettami del testo, e proprio questo è stato fatto. I costumi e la messinscena classica riportano subito alla casetta british nei dintorni di Londra degli Smith, e il modo di recitare, sebbene talvolta un po’ urlato specialmente nel signor Smith, fa riemergere dal testo le sue molte parti comiche. I ruoli, sempre in bilico tra l’essere troppo grotteschi o troppo neutrali e grigi, non sono per niente facili: in questo spettacolo si è stati un po’ troppo grotteschi e sparati, talvolta troppo “teatrali”. Il pubblico di Modena, da sempre avvezzo al Teatro dell’Assurdo e a quello contemporaneo, non poteva non gradire con lunghi applausi finali.



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In uno dei frequenti insulsi racconti del testo, i coniugi Smith parlano di Bobby Watson, che ha una moglie che si chiama Bobby Watson, un figlio che si chiama Bobby Watson etc, gli individui non hanno identità né spessore, ma l’ilarità e i doppi sensi che si vengono a creare indorano il boccone amaro, anzi lo rendono solo subliminale. Gli stessi personaggi sono a tratti scontrosi a tratti smielati l’uno nei confronti dell’altro senza apparente motivo, l’uomo è una bandiera al vento. Nel crescendo della discussione, i personaggi urlano, gli uni nelle orecchie degli altri e al pubblico, frasi scollegate che fanno emergere la loro rabbia repressa e terminano con ripetizioni di “non è di qua ma è di là”, l’uomo sembra non indovinare mai la strada giusta. Tutti questi messaggi sono nascosti in un’apparente commedia che diverte, stupisce, disorienta e fa pensare ma solo a luci spente, soltanto se si cerca di interpretarne il senso rovistando in un mare di assurdità. Il finale, con i coniugi Martin che ripetono l’esatta scena iniziale degli Smith, lascia un riso amaro, ulteriore fendente all’identità dell’uomo.

Ovviamente non è facile rappresentare una piece simile senza seguire pedissequamente i dettami del testo, e proprio questo è stato fatto. I costumi e la messinscena classica riportano subito alla casetta british nei dintorni di Londra degli Smith, e il modo di recitare, sebbene talvolta un po’ urlato specialmente nel signor Smith, fa riemergere dal testo le sue molte parti comiche. I ruoli, sempre in bilico tra l’essere troppo grotteschi o troppo neutrali e grigi, non sono per niente facili: in questo spettacolo si è stati un po’ troppo grotteschi e sparati, talvolta troppo “teatrali”. Il pubblico di Modena, da sempre avvezzo al Teatro dell’Assurdo e a quello contemporaneo, non poteva non gradire con lunghi applausi finali.



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THE EXPERIMENT
Il film si basa sulla storia vera del famoso psicologo sociale Stanley Milgram, che nel 1961 condusse una serie di esperimenti sul comportamento radicale all'Università di Yale che misero alla prova la volontà degli esseri umani comuni di obbedire a una figura autoritaria mentre somministrava scosse elettriche a sconosciuti. Nella prima metà del film, viene mostrato come vengono condotti gli esperimenti, con quasi tutti i soggetti del test che soccombono alla pressione delle circostanze e che somministrano scosse elettriche a uno sconosciuto, nonostante lo sconosciuto lo supplichi di smettere. Tra un esperimento e l'altro, viene mostrato come Milgram incontra Alexandra (o Sasha), che diventerà sua moglie e madre di due figli.

La seconda metà del film mostra come Milgram si scontra con l'indignazione del pubblico per l'etica degli esperimenti e come la sua carriera progredisce man mano che diventa professore a New York City e continua a studiare le interazioni sociali e la pressione sociale in contesti sperimentali più benigni, tra cui l'esperimento del piccolo mondo, l'esperimento delle lettere perse, l'esperimento dell'angolo della strada (o dell'occhiolino), l'esperimento dello straniero familiare, e vari esperimenti che fa fare ai suoi studenti.

Le riprese d'archivio sono frequenti, sia come registrazioni che Milgram guarda, sia come sfondo per intere scene. Il lavoro di Milgram continua fino alla morte per infarto all'età di 51 anni. Nella scena finale, l'esperimento dell'angolo di strada si ripete ai giorni nostri, con un cameo della vita reale di Sasha Milgram. In una scena di mediocrecre, vengono mostrati altri filmati d'archivio.

DOMANDE PAGINA 199
1. la tendenza al conformismo, agisce sull'influenza sociale portando ad azioni malvage o irrazionali.
2. i fattori che determinano la conformità ad un gruppo sono la sua dimensione, l'interazione futura, l'ambiguità dello stimolo e l'attrazione verso il gruppo.
3. un fattore psicologico che va ad incrementare la conformità al gruppo sociale è il bisogno di autostima e la mancata autosufficienza.
4. uno dei meccanismi che risulta essere maggiormente detemrinante nell'analisi di Miligram è la tendenza è l'innescarsi di una componente imperosonale in chi compie l'azione malvagia, che porta ad attribuire la colpa all'auorità che ne impone l'esecuizione.



LA BANALITA' DEL MALE NELLA TEORIA DI MILGRAM
Stanley Milgram, psicologo statunitense, durante gli anni sesanta del secolo scorso, si occupò di condurre delle ricerche riguardo l'obbedienza alle autorità.
E' importante contestualizzare però i suoi studi: si era appena svolto, a Gerusalemme, il processo a Adolf Eichmann, accusato di crimini contro il popolo ebraico, contro l'umanità e di nazismo. La filosofa Hanna Arendt segue il dibattito, e in base alle sue osservazioni scrive il saggio la banalità del male: il amle, incarnato dall'imputato, è banale, in quanto la sua malvagità non è trascendentale: è banale, e le sue azioni potrebbero essere compiute da chiunque.
Quello che Miligram tentò di spiegare, in questo senso, è come ogni persona, anche abituata alla vita pacifica, possa arrivare a compiere azioni spregevoli se influenzato dalla società. Nel caso specifico del nazismo, l'obbedienza alle autorità sarebbe alla base dei comportamenti dei nazisti stessi ( e alla base di tutti i comportamenti disumani).
Lo studio è stato realizzato da parte dell'università di Yale, su più di mille soggetti. Attraverso un annuncio su un giornale, Miligram reclutò dei volontari chiamamti a pratecipare all'esperimento, preannunciato come studio sugli effetti delle punizioni nell'insegnamento. I volontari vennero mescoltati, a loro insaputa, e divisi in allievi ed insegnanti: gli allievi dovettero imparare a memoria dei vocaboli, e al momento dell'errore, gli insengati dovettero punirli con una scossa elettrica che via via diventava più forte, come ordinato da Miligram (l'autorità).
Fino a che punto i soggetti sarebbero andati avanti con l'esperimento e quanti di loro si sarebbero ribellati alle imposizioni delle autorità? Nella maggior parte dei casi, l'epserimento fu portato a termine nonostante si manifestassero dubbi: di fatto l'insegnante sapeva di star ferendo l'alunno, ma continuava comunque, sotto controllo delle autorità.
L'obbedienza All'autorità - Lessons - Tes Teach
Il fatto che sconvolse lo psicologo fu che, nonostante l'individuo sapesse di star facendo del male, non solo non volesse opporsi alle autorità,ma non ne aveva nemmeno i mezzi: si innesca una gamma ampissima di fenomeni che vanno a determinare la sottomissione del'individuo.
Ma quali sono questi fattori? Miligram ne individuo alcuni:
  • la buona educazione;
  • l'impegno a mantenere la promessa fatta allo sperimentatore;
  • la vergogna di tirarsi indietro.
I meccanismi che vengono messi in atto sono dunque di adattamento, delegando ad altri la responsabilità delle loro azioni: è colpa delle autorità, non del soggetto (questo è il meccanismo psicologico che si innesca). Dunque a coloro che compiono le azioni vengono attribuite qualità impersonali, indipendenti dalle azioni umane: i soggetti agiscono abbediendo ad una sorte di imperativo trascendentale alla volontà umana. L'indviduo si sente, dunque, molto vicino all'autorità e molto lontano dalla vittima.


IL RUOLO DI AUTOSTIMA E AUTOSUFFICIENZA
Alcune interpretazioni sottolineano come la tendenza a conformarsi abbia a che fare spesso a che fare con l'autostima e l'autosufficienza: se l'individuo rietiene di essere capace, in modo autonomo di svolgere un compito, ad esempio, sarà propenso a non cercare l'appoggio di altri; viceversa, se l'individuo ritiene se stesso insicuro o incapace, cercherà l'appoggio altrui.
Tali spiegazioni vedono la tendenza a conformarsi come un fattore psicologico: il bisogno di approvazione e di sicurezza che il soggetto da solo, in se stesso, non riesce a trovare.