lunedì 9 marzo 2020
LE CASTE
La parola casta viene oggi utilizzata in maniera fluida e generica in riferimento a gruppi sociali ritenuti, per qualche ragione, superiori o inferiori ad un'altra.
In portoghese la parola casta significa "casata", "stirpe". Quando nel XV secolo, i navigatori portoghesi giunsero in India, usarono questa parola riferendola indistintamente a due criteri con cui in India la popolazione veniva suddivisa: i verna e i jat.
Le origini del sistema delle caste in India e Nepal sono sconosciute, ma sembra abbiano avuto origine più di duemila anni fa. Con questo sistema, che è associato con l’induismo, le persone sono state classificate sulla base delle loro occupazioni. Anche se in origine casta dipendeva dal lavoro di una persona, divenne ben presto ereditaria, e ogni persona di fatto nasceva in una condizione sociale inalterabile.
Le prime tre caste, brahmani, kshatriya e vaisya sono dette dvija “nati due volte”, perché metaforicamente i loro esponenti nascono una seconda volta grazie all’investitura con il cordone sacro upanayama.
La parola casta viene oggi utilizzata in maniera fluida e generica in riferimento a gruppi sociali ritenuti, per qualche ragione, superiori o inferiori ad un'altra.
In portoghese la parola casta significa "casata", "stirpe". Quando nel XV secolo, i navigatori portoghesi giunsero in India, usarono questa parola riferendola indistintamente a due criteri con cui in India la popolazione veniva suddivisa: i verna e i jat.
Le origini del sistema delle caste in India e Nepal sono sconosciute, ma sembra abbiano avuto origine più di duemila anni fa. Con questo sistema, che è associato con l’induismo, le persone sono state classificate sulla base delle loro occupazioni. Anche se in origine casta dipendeva dal lavoro di una persona, divenne ben presto ereditaria, e ogni persona di fatto nasceva in una condizione sociale inalterabile.
Le grandi classi che formano l’intera società sono chiamate varna, letteralmente “colori”, mentre il termine casta di derivazione portoghese, traduce il sanscrito jati cioè “nascita”, infatti per gli induisti nascere significa innanzitutto entrare a fare parte di una casta.
La classificazione registra quattro caste principali che sono: brahmani i sacerdoti; Kshatriya i guerrieri e nobili; Vaisya gli agricoltori, commercianti e artigiani; e Shudra, mezzadri e servi. Alcune persone sono nati al di fuori o al di sotto del sistema delle caste, e questi sono chiamati gli intoccabili che nel XX secolo sono stati definiti spesso con il termine dalit a tradurre “gli oppressi”.
Le prime tre caste, brahmani, kshatriya e vaisya sono dette dvija “nati due volte”, perché metaforicamente i loro esponenti nascono una seconda volta grazie all’investitura con il cordone sacro upanayama.
Gli appartenenti alla quarta casta e un gran numero di fuoricasta dalit o harijan sono invece detti “nati una volta” perché sono esclusi dall’upanayama e da tutte le cerimonie iniziative.
LA NOZIONE DI CLASSE SOCIALE IN MARXLa nozione di casse sociale è strettamente legata alla tradizione economica europea, sviluppatasi soprattutto nell'poca della rivoluzione industriale. Karl Marx, un filosofo tedesco vissuto proprio in questo periodo, riteneva che la storia della società fosse caratterizzata dalla "lotta di classe".
Con questa espressione Marx, che la storia è mossa dal continuo confronto tra gruppi sociali con interessi diversi: la società moderna è nata dallo scontro tra la borghesia e l'aristocrazia, e dal trionfo della prima sulla seconda.
La Rivoluzione industriale aveva dato origine ad una classe sociale antagonista, il proletariato urbano, che avrebbe allontanato la borghesia e instaurato una società di uguali.
ETNIE ED ETINICITA'
I termini "etnia" ed "etnicità" sono oggi usati in ambiti politici e letterari, ma quando si tratta dell'antropologia i termini cambiano significato.
L'etnia è un gruppo di persone identificabile con una cultura, corrisponde dunque ad un sentimento identitario di carattere statico, storico ed eterno: l'etnicità. La nascita di un'etnicità è frutto, infatti, di un lungo processo storico, che si costituisce dall'interazione tra individui ed altri gruppi.
Alcuni antropologi sono arrivati a definire l'etnicità come la sfera dei "sentimenti primordiali", ovvero delle ragioni ultime per sentirsi appartenenti ad un gruppo stabile nel tempo.
I termini "etnia" ed "etnicità" sono oggi usati in ambiti politici e letterari, ma quando si tratta dell'antropologia i termini cambiano significato.L'etnia è un gruppo di persone identificabile con una cultura, corrisponde dunque ad un sentimento identitario di carattere statico, storico ed eterno: l'etnicità. La nascita di un'etnicità è frutto, infatti, di un lungo processo storico, che si costituisce dall'interazione tra individui ed altri gruppi.
Alcuni antropologi sono arrivati a definire l'etnicità come la sfera dei "sentimenti primordiali", ovvero delle ragioni ultime per sentirsi appartenenti ad un gruppo stabile nel tempo.
L’educazione dei maschi e delle femmine. È lecito parlare ancora di differenze nel XXI secolo?
Da sempre l’uomo è stato considerato il “sesso forte”, coraggioso e audace, capace di comandare, affrontare pericoli, superare prove difficili; mentre la donna è il “sesso debole”, è stata educata a stare in casa, a curare la prole e a occuparsi delle faccende domestiche.La realtà è che, sia l’uomo che la donna, dovrebbero crescere sin da piccoli con pari opportunità, tali da permettere loro di sperimentare ogni occasione che la vita offre.
In questo modo, entrambi sarebbero capaci ci scambiarsi talvolta i compiti e di collaborare nel quotidiano, apportando ognuno il proprio contributo, soprattutto in ambito familiare.
Qualcuno però potrebbe affermare che effettivamente l’uomo è per natura predisposto ad essere colui che combatte, che gioca a calcio, che fa il pilota o che deicide per gli altri; al contrario direbbe che la donna è più delicata, ha bisogno di protezione, fisicamente non idonea e quindi incapace di cavarsela da sola in determinate occasioni.
Ma perché discriminare i sessi?! Ognuno fa quello che vuole! Ognuno è libero di agire e di riuscire nel proprio intento, senza aver paura di essere giudicato.
Spesso ho sentito: “MASCHIACCIO” o “SEI PROPRIO UNA FEMMINUCCIA”. Una cosa è certa: la donna, dopo tante battaglie, è riuscita a conquistare il suo posto nella società. Il movimento femminista ha permesso alla donna di riscattarsi e di ottenere la rivendicazione dei propri diritti, come l’uomo, dimostrando di essere pari a lui, se non addirittura “migliore”.
L’uomo ha finalmente capito che la donna sa e può fare come lui e perciò egli ha imparato a collaborare con lei tra le mura domestiche, a occuparsi dei figli e ad essere più complice nel rispetto del ruolo femminile.
Tuttavia oggi si apre un altro scenario: il “FEMMINICIDIO”, che dimostra ancora la triste realtà in cui l’uomo vuole il sopravvento e vuole dominare, ricorrendo anche alla violenza.
Citando la frase di un film: “L’uomo è il capo, ma la donna è il collo e lo fa girare quanto e come vuole”, a questo proposito, la frase mi ha molto colpita e mi torna sempre in mente, perciò ritengo che i luoghi comuni nei diversi comportamenti tra maschi e femmine e sulla loro educazione, siano discutibili. Infatti, parlando di me, affermo con gioia di essere l’esempio più lampante di una ragazzina che per tanto tempo è stata chiamata “MASCHIACCIO”, solo perché ama il calcio; adora tutto ciò che è meccanico, elettronico, artigianale; non disdegna, se pur nella sua femminilità, dolcezza e timidezza, interessi piuttosto mascolini e riesce ad avere un’ottima relazione con tutti.
Io sono così, continuerò ad esserlo, e me ne vanto!!.
venerdì 6 marzo 2020
SESSO E GENERE
Questioni centrali nella determinazione dell'identità individuale, sono le definizioni di sesso e di genere.
Il sesso è l'identità che deriva dalle caratteristiche naturali ed anatomiche dell'individuo. Il genere è invece un modo di concepire culturalmente le differenze sessuali.
Negli anni '20 e '30 del Novecento, l'antropologa statunitense Margaret Mead intraprese delle ricerche, attraverso le quali mostrò come presso i popoli del Pacifico da lei studiati, i tratti del carattere maschile e femminile, fossero determinati più da una predisposizione culturale che biologica.
Sulla scia di queste ricerche, gli antropologi si occuparono di studiare e differenze di genere dal punto di vista emotivo: notarono che di nuovo si trovavano di fronte a costruzione di tipo sociale.
La distinzione tra sesso e genere è fondamentale, poiché contrariamente a quo che si crede, la distinzione esiste ed è sostanziale. Nelle nostre società passate, però i ragazzi e le ragazze riceverono un'educazione basata sula loro predisposizione biologica, anche se ultimamente si sta iniziando a favorire un'educazione neutra, senza cioè distinzioni di genere.
Questioni centrali nella determinazione dell'identità individuale, sono le definizioni di sesso e di genere.
Il sesso è l'identità che deriva dalle caratteristiche naturali ed anatomiche dell'individuo. Il genere è invece un modo di concepire culturalmente le differenze sessuali. Negli anni '20 e '30 del Novecento, l'antropologa statunitense Margaret Mead intraprese delle ricerche, attraverso le quali mostrò come presso i popoli del Pacifico da lei studiati, i tratti del carattere maschile e femminile, fossero determinati più da una predisposizione culturale che biologica.
Sulla scia di queste ricerche, gli antropologi si occuparono di studiare e differenze di genere dal punto di vista emotivo: notarono che di nuovo si trovavano di fronte a costruzione di tipo sociale.
La distinzione tra sesso e genere è fondamentale, poiché contrariamente a quo che si crede, la distinzione esiste ed è sostanziale. Nelle nostre società passate, però i ragazzi e le ragazze riceverono un'educazione basata sula loro predisposizione biologica, anche se ultimamente si sta iniziando a favorire un'educazione neutra, senza cioè distinzioni di genere.
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